Regolamento europeo sull’IA: libertà solo per il super-Stato

Articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana, 13 giugno 2024.

Le norme severe che strangolano libertà individuale, imprese e innovazione, contrastano con le significative eccezioni concesse al potere statale. A vantaggio, paradossalmente, delle imprese extra-europee.

Il Regolamento sull’intelligenza artificiale, approvato dal Consiglio europeo il 21 maggio scorso, rappresenta l’ennesimo tentativo da parte del super-Stato nostrano di soffocare l’innovazione e la libertà individuale sotto il peso di una burocrazia centralizzata e inefficiente, con l’apparente scusa della giustizia sociale. Negli ultimi mesi, l’intelligenza artificiale si è dimostrata essere un ramo del mercato in crescita esponenziale. Non sono però pochi gli spauracchi che questa nuova (e ormai pervasiva) tecnologia ha diffuso non solo tra il grande pubblico, ma anche nell’arena politica, sempre pronta ad approfittare delle incertezze e dei terrori popolari per regolamentare, ingabbiare, tassare e frenare in nome di un paradossale progresso.

L’intelligenza artificiale, come tutte le tecnologie, è un mezzo che presenta rischi ed opportunità. Un mezzo non è mai in se stesso moralmente buono o cattivo; dipende sempre dall’uso che se ne fa. Secondo l’autorità europea, questo atto legislativo «segue un approccio basato sul rischio: tanto maggiore è il rischio di arrecare danni alla società, quanto più rigorose sono le regole. Si tratta del primo di questo tipo al mondo e può fissare uno standard globale per la regolamentazione dell’IA».

Ma cosa prospetta concretamente questo “pionieristico” regolamento europeo? Anzitutto, vengono classificate le tecnologie IA in base al loro livello di rischio. Si parte da quelle a basso rischio, che devono venire incontro a pochi obblighi, per giungere a quelle ad alto rischio, le quali devono superare complessi iter burocratici di approvazione. Infine, ci sono tecnologie IA ad altissimo rischio che sono assolutamente bandite, come per esempio quelle che permettono la profilazione biometrica degli individui, il punteggio sociale e la manipolazione comportamentale cognitiva. Queste restrizioni, sebbene possano sembrare giuste, nascondono un grave pericolo: mentre le imprese private vengono strangolate da regolamenti severi, gli Stati, specialmente nel settore militare e delle forze dell’ordine, godono di eccezioni significative. Ancora una volta, nulla di nuovo sotto il sole! Durante la psico-pandemia, gli Stati europei hanno imitato le politiche sanitarie del leviatano cinese, incluse la profilazione e il punteggio sociale. Perché il regolatore europeo dovrebbe oggi vietare per se stesso una tecnologia che potrebbe aumentare la capacità di controllo sulla vita degli individui?

L’unica cosa che viene soffocata è – come al solito – l’innovazione tecnologica nelle aziende, dando per scontato che solo gli Stati sono in grado di usare bene, e per la sicurezza di tutti, le nuove tecnologie. Com’è stato scritto altrove, questa regolamentazione si sta muovendo nella direzione sbagliata. E mentre in Regno Unito si firma la Dichiarazione di Bletchley, dimostrando che è possibile perseguire una politica che sappia apprezzare e valorizzare l’elemento di opportunità che l’intelligenza artificiale rappresenta, in Europa si va verso una rigida burocratizzazione che rischia di indebolire ulteriormente a livello tecnologico ed economico i Paesi membri sullo scenario mondiale, dinanzi a giganti iper-statalisti come Cina e India che, invece, crescono senza freni.

A ciò si aggiunge un ulteriore paradosso: mentre gli Stati europei aumenteranno il proprio controllo sulla popolazione grazie alle nuove tecnologie, cui potranno avere libero accesso, le start-up e le piccole imprese europee, che sono il vero motore dell’innovazione, faticheranno ad emergere. Questo regolamento, infatti, impone barriere burocratiche e finanziarie insormontabili per molte giovani aziende che non dispongono delle risorse necessarie per conformarsi alle nuove norme. Di conseguenza, l’Europa rischia di perdere ulteriormente terreno rispetto ai colossi asiatici e americani, dove le tecnologie IA possono svilupparsi in un contesto di maggiore libertà e minori restrizioni. Mentre le start-up cinesi, giapponesi, indiane e americane prospereranno, quelle europee saranno costrette a navigare in un mare di ostacoli normativi, indebolendo la loro capacità di competere a livello globale. Questo scenario non solo mette a rischio il futuro tecnologico ed economico dell’Europa, ma alimenta una crescente disparità di potere e controllo tra i cittadini e lo Stato, che ne esce ulteriormente rafforzato.

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