L’Europa contro il tabacco: l’ipocrisia e le contraddizioni del leviatano di Bruxelles

Pubblicato sul blog ceco Seznam, 2 aprile 2024.

Il delirium tremens della psicosi moralizzatrice di Bruxelles non ha confini. La nuova autorità morale del pianeta – l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – spinge i burocrati europei a bandire e promuovere a suon di legge tutto ciò che non rientra nella visione di sanità così come proposta dalle élite sovrastatali. La ragione dei nuovi proibizionismi appare ovviamente sacrosanta: ridurre drasticamente la percentuale dei malati di tumore e dei dipendenti dalla nicotina. L’UE si prefigge persino una data e un obiettivo ben precisi: le sue politiche contro il tabacco dovrebbero dare alla luce una “generazione libera” dall’infausta solanacea, facendo in modo che entro il 2040 meno del 5% della popolazione europea ne consumi.

Ma è davvero così? Il proibizionismo del tabacco otterrà il risultato sperato, cioè una popolazione giovane e sana, libera dal tumore? La questione appare molto più complessa, e la politica di Bruxelles risulterà in realtà controproducente e anzi dannosa sotto almeno quattro aspetti: quello sanitario, quello economico, quello politico, quello culturale.

Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, molti studiosi riportano – dati alla mano – che le politiche europee di repressione non solo del fumo tradizionale (sigarette, sigari, pipa, ecc.), ma persino di quei prodotti che potrebbero aiutare le persone a smettere di fumare (sigarette elettroniche, snus svedese, tabacco da masticare, ecc.), non sono assolutamente collegabili ad eventuali miglioramenti della salute media della popolazione europea. Il dato più eclatante riguarda il consumo di snus, un particolare tipo di tabacco umido in polvere destinato all’uso orale, prodotto tramite un processo di umidificazione a vapore. Lo snus è molto utilizzato in Norvegia e Svezia, ma dal 1992 tale prodotto è illegale in tutti i territori dell’Unione Europea. La ragione? A detta della Commissione europea, sarebbe un prodotto che “crea forte dipendenza” e “dannoso per la salute”.

Tuttavia, secondo recenti studi, i consumatori di snus perderebbero “in media 15 giorni di aspettativa di vita”, mentre i fumatori tradizionali ne perderebbero 8 anni. La Svezia – unico Stato in territorio europeo che può produrre e consumare snus – presenta il tasso di fumatori più basso dell’UE, intorno al 5% di fumatori giornalieri (a fronte di una media dell’UE del 24%). D’altro canto, gli svedesi presentano un tasso di consumo di tabacco complessivamente molto più alto della media dell’UE, ma la maggior parte di questo consumo riguarda lo snus. Ci si aspetterebbe dunque una percentuale molto elevata in Svezia di malattie dovute al consumo di tabacco. Al contrario, la Svezia presenta anche il minor peso sanitario dovuto alle malattie correlate al tabacco nell’UE. Questo dimostra come le politiche proibizioniste del tabacco non favoriscano una popolazione europea più sana, anzi, più facilmente possono aggravare la situazione e rallentare i processi spontanei di mutamento della domanda nel mercato, sulla base degli oggettivi benefici che la popolazione riscontra con il consumo di determinati prodotti anziché di altri.

Come si diceva, i rischi del proibizionismo non riguardano solo la salute, ma anche l’economia e la politica. La sovranità degli Stati membri dell’Europa viene ovviamente minata alla base, dal momento che la scelta di cosa un’azienda può o non può produrre viene delegata a entità spersonalizzate e fortemente burocratizzate, quali gli ottimati di Bruxelles. Per non parlare della proliferazione di mercati neri e di prodotti illeciti. C’è anche una quarta dimensione, come si accennava all’inizio, spesso dimenticata e sottovalutata, perché nel pensiero comune il tabacco viene quasi sempre associato a qualcosa di malato, tossico, persino talvolta criminale. Questa dimensione è la cultura. Il tabacco, infatti, è considerato ancora oggi e nonostante tutto una risorsa strategica per lo sviluppo delle comunità agrarie, anche in Italia (si consideri che il mercato tabacchicolo italiano è il più importante in Europa). Le fasi di produzione e di trasformazione del tabacco, soprattutto del tabacco nero, cioè quello più pregiato, richiedono personale specializzato, il quale, oltre naturalmente a percepire una remunerazione superiore a quella ordinaria, è caratterizzato da un’elevata quota di lavoro femminile. La correlazione tra sviluppo sociale e cultura del tabacco è stata tra l’altro al centro di diverse pubblicazioni, come ad esempio il saggio Il valore socio-economico del tabacco nell’Unione Europea, a cura di Nomisma (Donzelli 2013), all’interno del quale si dimostra, tra le altre cose, che “qualsiasi ridimensionamento di tale filiera non andrebbe a vantaggio di altre coltivazioni, ma aggiungerebbe semplicemente crisi locali alla crisi generale che coinvolge oggi molti paesi dell’Unione europea”.