Dio, la Scienza, le Prove. Perché non è Possibile Essere Atei nel 2024.

Articolo pubblicato sul blog di Marco Tosatti, 29 marzo 2024.

Dio, la Scienza, le Prove (Edizioni Sonda 2024) degli autori francesi Michel-Yves Bolloré e Olivier Bonassies è un libro entusiasmante, cristallino anche per chi – come me – è profano della matematica e della fisica, e infine commovente, perché le implicazioni che gli autori snocciolano con fare logico e scientifico dalla prima all’ultima pagina lasciano letteralmente la fede e la ragione in una situazione di contemplazione reciproca, l’una di fronte all’altra, a guardarsi e quasi specchiarsi vicendevolmente.

Possiamo riassumere le oltre 550 pagine in una semplice e sbalorditiva asserzione: non è possibile essere atei nel 2024. Questa frase, urlata così senza contesto, farebbe sussultare più del 30% della popolazione mondiale, che ad oggi – si calcola – si dichiara atea, cioè certa dell’inesistenza di dio, o agnostica, cioè certa dell’impossibilità di venire razionalmente a conoscenza della sua esistenza. Si noti bene che ho usato la parola “dio” con la D minuscola. Qui, infatti, non stiamo parlando di Dio inteso come la persona adorabilis delle grandi religioni istituzionalizzate, quali il giudaismo, il cristianesimo, l’islam, o altre minori. Qui parliamo di dio nel senso più filosofico (ma anche scientifico, a questo punto) del termine: la causa prima di tutto ciò che esiste, causa increata. In altre parole, ciò che i due autori sostengono in questo libro è che le ultimissime scoperte scientifiche non lasciano spazio a una spiegazione atea del mondo. Deve esserci una causa prima, trascendente (cioè esterna all’universo, a questo immenso spazio-tempo in cui si rimestano materia ed energia), e tale causa è “quello che tutti gli uomini chiamano dio”, come scrive Tommaso d’Aquino nella Summa a proposito delle sue famose cinque vie, elaborate per dimostrarne l’esistenza.

Da qui il sottotitolo azzeccato: “L’alba di una rivoluzione”, o meglio, quasi azzeccato: io avrei detto l’alba di una contro-rivoluzione. In effetti, la vera rivoluzione, cioè sovversione culturale e ideologica, è stata portata avanti negli ultimi secoli anche con la complicità di alcune scoperte scientifiche (male interpretate filosoficamente) o addirittura di pseudo-scoperte che sono state presentate e imposte all’opinione pubblica e accademica come fatti scientifici (in primis, il marxismo e il freudismo), ma che in realtà sono solo dogmi di religioni senzadio, utili solo per avvallare visioni del mondo che potessero finalmente togliere di mezzo Dio – quindi le religioni – dalla vita dell’uomo, affrancandolo così da ogni pretesa di morale oggettiva. La Rivoluzione, ossia il processo di ribaltamento e distruzione dell’ordine e della civiltà tradizionale cristiana per la sua sostituzione con un “ordine” e una “civiltà” di matrice gnostica (chi mi segue sa che lo ripeto fino alla nausea) ha attraversato cinque fasi, e oggi siamo all’ultima fase. Questo processo ha inevitabilmente influenzato negli ultimi cinque secoli anche il modo di concepire e di “fare scienza”, se ci è lecito utilizzare questa espressione.

Se siamo all’ultima fase di questo assedio culturale, questo conflitto tra fede e gnosi che prende mille sfaccettature, vuol dire che più di così sarà molto difficile scendere, forse impossibile. Potremo però risalire, anche se non si può dire con anticipo, alla fine dei conti, quante saranno le vittime di questa guerra. Questo libro mostra da un lato le modalità con cui la Rivoluzione ha influenzato la storia della scienza degli ultimi secoli, in particolare del XIX e XX secolo, ma anche come la Provvidenza, vera condottiera della Contro-Rivoluzione, si è fatta (e si sta facendo) lentamente strada. Leggendo questo libro più volte mi è venuto in mente Ritorno all’ordinedi John Horvat (Fede & Cultura 2024), che per certi versi rappresenta l’analogo di questo libro ma in campo sociale e politico.

Torniamo al libro dei due divulgatori francesi. Gli autori mostrano all’inizio del libro una parabola della storia, un’immagine molto efficace, la cui prima sezione discendente inizia con Copernico, passa per Galileo, Newton, Buffon, Laplace, Lamarck, Darwin, Marx e arriva a Freud. Tutta una serie di grandi scoperte scientifiche (anche se, come si è poi ampiamente compreso, le teorie di Darwin e ancor più quelle di Marx e Freud sono tutt’altro che scientifiche, almeno secondo il senso più rigoroso del termine) che hanno convinto la comunità scientifica dell’esistenza di un cosmo fisso, temporalmente eterno e spazialmente infinito. In realtà, le scoperte scientifiche degli ultimi cinque secoli (ci riferiamo in particolare all’eliocentrismo, la gravitazione, l’età della Terra, il determinismo, l’evoluzionismo, la selezione naturale) non implicano necessariamente questa conclusione panteista (secondo la quale il cosmo e la causa prima del cosmo coincidono), ma l’hanno semplicemente avvallata, perché esisteva già un sostrato culturale filosoficamente gnostico diffuso tra gli studiosi e gli intellettuali. Di questo aspetto il libro non parla, comprensibilmente, perché si aprirebbe un altro capitolo immenso. Ripercorro parte di questo pensiero nel mio La tiara e la loggia(Fede & Cultura 2023). Bisognerebbe sottolineare la grande influenza sulla cosmologia moderna esercitata da pensatori affini allo gnosticismo, quali Niccolò Cusano e Giordano Bruno (si noti bene: entrambi ecclesiastici, il primo addirittura cardinale, il secondo un domenicano), certi aristotelici e neoplatonici rinascimentali che furono grandi oppositori della dottrina cattolica della creazione, fino ad arrivare ad Hegel. Lo stesso Isaac Newton, che scoprì la gravitazione universale, era cultore di esoterismo e dottrine gnostiche: la sua interpretazione meccanicistica dell’universo fu in larga parte influenzata dalle sue visioni filosofiche.

C’è un altro aspetto da sottolineare per noi cattolici. Fenomeni teologici quali il modernismo (Alfred Loisy, George Tirrell, Maurice Blondel, Ernesto Buonaiuti) e il neomodernismo (Karl Rahner, Teilhard de Chardin, Henri-Marie de Lubac, Yves Congar, persino il primo Joseph Ratzinger) prendono in parte il proprio avvio dalle considerazioni scientifiche moderne di ambito cosmologico e astronomico. Come spiego nel mio L’ariete del modernismo(Fede & Cultura 2022), tre discipline hanno sostenuto più di altre l’ascesi del pensiero modernistico nella Chiesa: la biologia, l’archeologia e l’astronomia. Il Novecento però ha visto numerose altre scoperte scientifiche (in tutti questi ambiti indicati) che hanno corretto, inglobato e superato quelle precedenti, in maniera tale da costringere la comunità scientifica a riconsiderare quelle visioni filosofiche fino ad allora ritenute quasi dogmatiche, a cominciare dalla visione del cosmo fisso e infinito, visione che scalzava la necessità di un creatore trascendente. Quindi, sebbene il fondamento teoretico del modernismo sia crollato, la struttura di pensiero che esso ha prodotto permane ancora e appare particolarmente forte. Ciò che bisogna fare oggi è ribadire e mostrare nelle università, nelle scuole e in tutte le sedi opportune che l’idolo è caduto dal piedistallo. Bisogna guardare alla Tradizione per vedere al domani.

Quali sono queste scoperte scientifiche che hanno costretto la comunità scientifica a rivedere la propria visione del cosmo? Si tratta di scoperte che, apparentemente, non c’entrano nulla con Dio. Gli autori francesi ripercorrono in maniera puntuale questa storia. Anzitutto la scoperta della termodinamica, e del secondo principio in particolare, ad opera di Carnot, Clausius e Boltzmann. Tale principio afferma che “l’entropia di un sistema isolato lontano dall’equilibrio termico tende ad aumentare nel tempo, finché l’equilibrio non viene raggiunto”. Il nostro universo è un sistema isolato, cioè un sistema che non ha scambi con sistemi esterni e dove la quantità di materia ed energia non aumenta né diminuisce: questo aspetto era stato intuito già da filosofi antichi come Anassagora e confermato solo recentemente da Einstein con la legge di conservazione della quantità totale di massa ed energia. L’entropia dell’universo (cioè il suo stato di disordine) aumenta con il passare del tempo fino a che tutto ciò che è all’interno del sistema, dell’universo, non raggiunge la stessa temperatura (equilibrio termico). La correttezza scientifica di questo principio fu accettata con fatica dalla comunità scientifica, perché metteva in crisi l’idea dell’universo statico ed eterno. Se infatti l’universo fosse eterno, dovrebbe essere oggi al massimo grado di disordine e in equilibrio termico da un tempo altrettanto infinito. Ma così non è, dunque l’universo non esiste da sempre: ha avuto un inizio.

Curioso notare come, comunemente, quando si pensa alle persecuzioni fatte a danno di scienziati, venga subito in mente l’immagine dell’Inquisizione cattolica medievale. Eppure, le più grandi persecuzioni – anche fisiche, non solo d’immagine – sono avvenute nel secolo scorso, il secolo più ateo della storia. Carnot, Clausius e Boltzmann furono a lungo ridicolizzati e addirittura psichiatrizzati per le loro teorie. I teorici del Big Bang furono oppressi e vessati dai regimi sovietico e nazista. Ecco di seguito solo alcuni dei nomi di scienziati che sono stati imprigionati e uccisi per aver difeso una teoria scientifica sgradita alle dittature del secolo scorso: Innokenti Balanovski (1937), Evguenii Perepelkin (1938), Vsevolod Frederiks (1944), Matvej Bronstein (1938), Maximilian Musselius (1938), Dmitri Eropkin (1938), Boris Numerov (1941).

E qui veniamo alla seconda grande scoperta che mise in crisi la visione “standard” dell’universo, ad opera di geni come Lemaître (un prete cattolico) e Friedmann. Grazie alla termodinamica, alla relatività generale scoperta da Albert Einstein – secondo la quale (sto approssimando quasi fino a banalizzare) lo spazio, il tempo e la materia non possono esistere l’uno indipendentemente dagli altri – e alla meccanica quantistica di Planck, Dirac e Bohr – secondo la quale ogni osservazione comporta delle conseguenze su ciò che osserviamo e il mondo microscopico risulta ben più complesso di quello che si sapeva fino ad allora – Lemaître e Friedmann elaborarono l’idea di un universo in espansione che ha avuto origine da quello che il prete astronomo chiamava “atomo primitivo”, e che poi sarà ribattezzato – inizialmente per ridicolizzare la teoria – con l’espressione Big Bang.

Se infatti, come la termodinamica ha dimostrato, l’universo è un sistema isolato che va verso l’equilibrio termico (ossia la cosiddetta “morte termica”, la morte di tutte le stelle) e la cui entropia va crescendo, allora l’universo è in espansione. Se è in espansione, allora c’è stato un momento nel passato in cui tutta la materia ha avuto origine: l’atomo primitivo. Se materia, spazio e tempo sono connessi l’uno all’altro, allora l’atomo primitivo ha dato origine non solo alla materia, ma anche al tempo e allo spazio. Se è vero che il nulla non può generare nulla, allora è necessario che vi sia qualcosa di esterno all’atomo primitivo che ha dato il via al processo, e dal momento che non può essere qualcosa di materiale (altrimenti cadremmo in contraddizione con le premesse precedenti), ci deve essere necessariamente qualcosa di “metafisico”, di spirituale, che ha dato origine all’universo. Questo, in estrema sintesi, il ragionamento fatto dagli autori francesi, che compendiano in realtà nel loro libro il lavoro di tre anni portato avanti da 20 scienziati e specialisti. Panteismo, materialismo, ateismo: tutte teorie, a questo punto possiamo dirlo, confutabili scientificamente.

Come se non bastasse, dopo la termodinamica, la relatività generale, e infine il Big Bang, ecco una quarta scoperta scientifica che ha contribuito a far crollare la visione filosofica del cosmo fisso originante se stesso: la regolazione fine dell’universo, detto anche principio antropico. Di cosa si tratta? Secondo la visione materialista, l’universo dovrebbe essere regolato in una maniera tale da rendere altamente improbabile la comparsa della vita. Tuttavia, ciò è contraddetto dall’osservazione scientifica. Prendiamo la terra: la vita può nascere e svilupparsi solo con un preciso intervallo di temperatura assai ristretto, con uno strato di ozono atmosferico incredibilmente sottile, con una percentuale di ossigeno incredibilmente precisa (basterebbe un mignolo di più o di meno di ossigeno per distruggere l’ecosistema), e tanto altro. Tutte condizioni che effettivamente ritroviamo sulla terra. Certo l’universo presenta miliardi di pianeti dove queste condizioni non sono verificate, ma è anche vero che è l’universo stesso a presentare nel complesso una serie di regolazioni fini altamente improbabili e che permettono lo sviluppo da qualche parte della vita, e in particolare di una vita biologica profondamente complessa come quella umana. Ecco cos’è la regolazione fine dell’universo.

Ci sono almeno 20 leggi fisiche senza le quali (o con una loro leggerissima variazione) l’esistenza stessa dell’universo sarebbe impossibile: l’interazione debole, l’interazione forte, la massa del neutrone, la massa dell’elettrone, la velocità della luce, la costante di Planck, la temperatura di Planck, la costante di Boltzmann, la forza elettromagnetica, la velocità di espansione dell’universo, la costante cosmologica, la densità massa-energia, la carica dell’elettrone, la forza di gravità, la lunghezza di Planck, la carica del protone, la massa del protone, la massa di Planck, il tempo di Planck. L’unico modo con cui un materialista ateo può coerentemente spiegare l’esistenza del principio di regolazione fine è cercare di applicare all’universo la stessa regola dei grandi numeri che applica ai pianeti. In altre parole, ammettere che non vi sia uno solo, ma tanti – forse miliardi – di universi: è così che nasce la teoria del multiverso. Ovviamente, come spiega bene questo libro, tale teoria è pura speculazione e non ha il minimo sostegno empirico, ed è nata più per ragioni ideologiche e filosofiche che propriamente scientifiche (è stato calcolato che, affinché possa essere affidata al caso la generazione di un universo che presenti la concomitanza di simili leggi idonee a vedere sviluppata la vita in esso, sarebbe necessaria la generazione di più di 10120 universi… ovviamente anche questi generati da qualcosa di cui ignoriamo tutto).

Mi sia concessa una battuta. Dal punto di vista della struttura saggistica, questo libro è un po’ come l’universo: parte da uno stato di bassissima entropia, per procedere verso uno che è via via sempre più elevato. Così la prima parte è sostanzialmente un saggio di divulgazione scientifica, intermezzato da divagazioni filosofiche e a tratti da biografie di scienziati che ricordano più spy stories che altro, mentre la seconda parte affronta argomenti diversi tra loro ma collegabili dal fil rouge della religione (le verità della Bibbia, l’identità di Gesù, il destino improbabile degli israeliti, il miracolo del sole a Fatima). In verità, e lo dico da cattolico, la seconda parte mi è sembrata – per quanto interessante per i contenuti, gli argomenti e i ragionamenti riportati – un po’ fuori contesto e persino scollegata dalla prima, anche se capisco che, nelle intenzioni dei due autori, il tutto serve a dimostrare che l’ipotesi di Dio, persino il Dio delle religioni, non è così peregrina dalla ragionevolezza, come spesso oggi si ripete a modo di mantra. Sicuramente un libro importante, da leggere.